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--- (Nuovo cantico delle creature nell'intuizione di don Alberione) Anche in flash

I PAOLINI PER LA FESTA DEL BEATO ALBERIONE IN BASILICA
Con un “nuovo cantico” di lode al Signore per i mass media

“La Chiesa ammira e ringrazia voi Paolini , apostoli di frontiera coraggiosi e audaci. La Chiesa e la società hanno bisogno di voi che operate con creatività ed entusiasmo, con la stessa intraprendenza evangelizzatrice di San Paolo” ha detto l’arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, nell’omelia della solenne celebrazione eucaristica con cui i dieci Istituti della Famiglia Paolina hanno celebrato mercoledì 26 novembre nella Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura la festa liturgica del beato don Giacomo Alberione, loro fondatore del quale ha esaltato la vita, le imprese e il carisma.

In pieno svolgimento dell’Anno Paolino; e per questo è stato evocato in una gigantografia di don Alberione, l’emblematico patrocinio dell’Apostolo da lui stabilito con la frase: “Non abbiamo eletto noi San Paolo, è San Paolo che ha eletto noi. La Famiglia Paolina deve essere San Paolo oggi vivente”. Hanno concelebrato la Messa don Silvio Sassi, superiore generale della Società San Paolo e don Antonio F. da Silva, postulatore generale della Famiglia Paolina, nonché più di cinquanta sacerdoti paolini, tutti impegnati nel mondo dei mass media per la evangelizzazione; come peraltro le religiose e i cooperatori.

Quelli presenti, parecchie centinaia, dopo la Comunione, hanno intonato il “Nuovo cantico delle Creature” con la lode al Signore per “la parola stampata… la potenza del cinema…il fascino della radio…la televisione…la fotografia e il nastro magnetico… l’elettronica e l’informatica…le antenne che scrutano il cielo”. La Messa è stata segnata dalla preghiera dei fedeli in sei lingue, fra cui il polacco e il coreano, nonché da un gesto di rendimento di grazie della cultura indiana, chiamato “arati”: dopo l’Amen della dossologia finale, tre fedeli nel tradizionale costume e con una fiamma accesa, dei fiori e dell’incenso hanno fatto delle evoluzioni circolari dinanzi all’altare per celebrare e glorificare la Santissima Trinità.