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Nel corso della sua vita terrena Gesù si è circondato di discepoli, uomini chiamati (spesso in modo inaspettato) a seguirlo, a iniziare il nuovo cammino di condivisione della sua missione e del suo stile di vita, uomini che, accogliendo Lui come punto di riferimento della loro vita, si sono disposti a fare la volontà di Dio. Dato che la grandezza di Maria sta proprio nell’aver accolto pienamente il volere divino, le si può e le si deve riconoscere l’appellativo di discepola. Nella Marialis cultus Paolo VI ha presentato Maria come “la prima e la più perfetta discepola di Cristo” e l’invocazione “discepola perfetta di Cristo” è anche presente nel formulario delle Messe della beata Vergine Maria. Se Maria è discepola, la si può guardare come persona imitabile. Infatti, se non la si può imitare nella divina maternità e nella sua santità immacolata, se ne può seguire l’esempio e considerare il suo grado di corrispondenza alla grazia divina. La Lumen Gentium al n. 58 parla dell’avanzare di Maria nella peregrinazione della fede, esperienza propria di ogni discepolo del Signore.

In Maria, Dio ha sollecitato il suo libero consenso che, come sappiamo, è prontamente arrivato: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). Con questa risposta di fede umile e coraggiosa, Maria accoglie il Messia e si mette a disposizione della sua opera. Nella vita di Maria, tranne che nell’Annunciazione, non c’è nulla di esteriore che sia straordinario, la sua santità è aumentata giorno per giorno nelle cose ordinarie; la grandezza di Maria non sta in ciò che ha fatto, ma nel come lo ha fatto: è l’amore, lo slancio, la perfezione dell’intenzione ciò che dà qualità alle azioni e fa essere discepoli del Signore.

Itinerario discepolare di Maria

Nei vangeli Maria è presentata come colei che ha messo tutta la sua vita al servizio della persona e dell’opera di Gesù. Il brano relativo al ritrovamento di Gesù nel tempio, contenuto nel vangelo

di Luca, ci consente di vedere Maria stupita per l’accaduto e lo stupore la porta a chiedere spiegazioni a Gesù sul suo comportamento. La risposta di Gesù, che è un interrogativo: “Perché mi cercavate? Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?”, aiuta Maria ad essere più consapevole del mistero nel quale Dio l’ha introdotta. Con le sue parole dunque, Gesù educa sua Madre e lei si lascia educare, meditando tutte queste cose nel suo cuore. Meditare le cose nel cuore vuol dire pensarle, metterle in relazione fra loro, approfondirne il senso, cercare i legami che le uniscono, scoprire le prospettive che aprono. Meditare le cose nel cuore è vivere interiormente, è esercitare e perfezionare le facoltà interiori, è riempirsi di contenuto. La Madonna, come abbiamo già rilevato, non seguì un percorso definito, tracciato per lei a priori; le furono richiesti sforzi e fu sottoposta a prove. A lei era stato dato molto e le fu chiesto molto. Dovette sforzarsi costantemente di accettare ogni cosa, magari meravigliandosi, ma senza dubitare, fiduciosa che tutto era per il bene, svolgendo in ogni momento il suo ruolo secondo le aspettative divine. Pertanto Ella divenne discepola della Sapienza: nel cuore della madre, Gesù “cresce in sapienza e grazia”. Durante la vita pubblica di Gesù, Maria non rimase a Nazareth, ma seguì il Figlio e i suoi discepoli per servirli nelle loro necessità quotidiane; lei, con le sue attenzioni, rese possibile la missione di Gesù. È forte e chiara l’affermazione di Gesù: “Ecco mia madre e i miei fratelli. Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre.” (Mc 3,33-35). Maria, allora, avrà compreso bene che l’intimità con Gesù non le era più garantita dall’essere madre, ma dal diventare sua discepola: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano” (Lc 11,27-28). Già a Cana Maria, nel presentare a Gesù la situazione di disagio degli sposi, si era fatta discepola del Figlio. Infatti, nonostante le parole di risposta di Gesù: “Che ho da fare con te, o donna?” ella sollecitò i servi con la seguente raccomandazione, indicativa del suo atteggiamento obbediente: “Qualunque cosa Lui vi dirà, voi fatela”. Per lei andava bene qualunque cosa Gesù avesse deciso. Maria sapeva che il Figlio, comunque, avrebbe fatto qualcosa, anche se non sapeva né quando né come sarebbe intervenuto. Era talmente certa di questo che invitò i servi ad essere pronti e disponibili, fiduciosi e obbedienti, come lei. Attraverso questi fatti avvenne in Maria quella continua trasformazione che la portò a seguire Gesù fino alla croce; qui il vangelo non presenta soltanto la madre sofferente per il figlio crocifisso, ma anche la discepola che condivide la sorte del Maestro: “Stava presso la croce …” (Gv 19,25). Per Maria sarà stata una prova terribile perché sembrava che non ci fosse via d’uscita, ma rimase in piedi, sapeva che tutto è possibile a Dio. Per questo accettò di essere resa vulnerabile dal dolore, rimase nella prova perché amava il Signore, unico motivo della sua vita. Il suo “restare” è segno del forte legame che aveva col Figlio: forte come l’Amore. La sua fede è stata davvero incrollabile e senza riserve. Sulla croce il “sì” dell’Annunciazione è diventato esplicito consenso al sacrificio del Figlio e partecipazione al suo amore verso tutti gli uomini. Negli Atti degli apostoli, le ultime parole su Maria, richiamano la sua presenza orante: “Gli apostoli erano assidui e concordi nella preghiera insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di Lui” (At 1,14). Maria è la Vergine umile e paziente che aspetta in silenzio l’ora dell’effusione dello Spirito. La sua attesa è vigilante come quella delle vergini prudenti che aspettano l’arrivo dello Sposo. Come suo Figlio e con suo Figlio, Maria intercede presso il Padre, perché lo Spirito sia donato agli uomini. Don Alberione ci dice che Maria “era stimata dagli apostoli nel cenacolo, come la Madre santissima di Gesù che l’aveva seguito partecipando ai suoi dolori. Maria si mantenne come alunna sino a quando chiuse la sua giornata terrena, sempre continuò le sue mirabili ascensioni, edificando, incoraggiando gli apostoli, pregando per la Chiesa, vivendo sempre più la vita divina e la perfezione del Maestro Divino Gesù… Nella sua vita terrena esercitò l’apostolato della vita interiore, della preghiera, dell’esempio, della sofferenza, della parola, delle opere”. “La Vergine nella sua vita fu modello di quell’amore materno da cui devono essere animati tutti quelli che nella missione apostolica della Chiesa cooperano alla rigenerazione degli uomini”. “Assunta in cielo, ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenere i doni della salvezza eterna” (LG 65; 62).

Maria modello del nostro discepolato

L’esistenza di Maria è stata piena di sollecitudini familiari e sociali. Partecipava attivamente ai fatti della vita: la vediamo protesa verso una parente anziana, in pellegrinaggio a Gerusalemme, presente ad una festa di nozze. Ha saputo ascoltare e meditare, ma ha anche parlato per porre interrogativi e intercedere per altri e ha preso decisioni coraggiose. Ha contemplato stupita le meraviglie di Dio ed è stata sempre disponibile ai suoi disegni, anche quando non li ha subito compresi. In Maria emergono i tratti del vero discepolo: la disponibilità a servire il Signore, a seguirlo e a salire con Lui verso Gerusalemme. La via del servizio è quella esplicitamente richiesta da Gesù: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti” (Mc 9,35) e la via della croce non è risparmiata a nessuno dei suoi discepoli: “Chi non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me” (Mt 10,38). Maria, dunque, è maestra di sequela cristiana: da lei impariamo a riflettere sulla nostra esistenza e sulla vita in generale, a vivere in modo attento per cogliere Dio che si rivela nella Parola e nello scorrere degli avvenimenti. Da lei impariamo che il senso dei fatti quasi mai si rivela immediatamente. Essi rivelano il loro significato se sappiamo conservarli nel cuore, se sappiamo continuare ad interrogarli, se sappiamo attendere che essi rivelino il loro vero messaggio. Con Maria entriamo nella comunione di vita e di amore tra Padre e Figlio: rimanendo nell’amore di Dio il discepolo acquista una nuova visione della realtà e impara a desiderare tutto ciò che vuole Dio. “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri… Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli” (Gv 13,34-35). Questo nuovo comandamento diventa il segno distintivo dei discepoli di Gesù, il nostro segno distintivo. Come Maria noi ci impegniamo a vivere tra contemplazione e azione, tra interiorità e attività, tra essere e fare, tra credere e operare, tra l’accogliere il dono di Dio e il farci dono per gli altri. Lasciamoci guidare da lei e invochiamo il Maestro Divino con le parole che ci suggerisce don Alberione: Maestro: la tua vita mi traccia la via; la tua dottrina conferma e rischiara i miei passi; la tua grazia mi sostiene e sorregge nel cammino al cielo. Tu sei perfetto Maestro: che dai l’esempio, insegni e conforti il discepolo a seguirti.

T. B.

Bibliografia:
F. Suarez “Maria di Nazaret”;
Catechesi degli Adulti “La Verità vi farà liberi”;
“Carissimi in San Paolo”; M. Ferrero “Itinerario formativo paolino”;
“Discepola della Parola” Ed. Paoline; articoli di Corrado Maggioni e Paola Bignardi.
Sitografia: www.tracce.it ; www.sanpolicarpo.it