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Il "giallo" della vita della Madonna
prima della sua Assunzione al Cielo

Nulla sappiamo che ne è stato di Maria dopo l’evento pentecostale, se si eccettua l’annotazione di Luca che negli "Atti" la ritrae con gli Apostoli, "al piano superiore" della casa dove erano radunati.

Che ne è stato di Maria, dopo la Risurrezione del Figlio? Solo grazie ad una scarna annotazione di Luca negli "Atti degli Apostoli" la ritroviamo – e sarà l’ultima volta, nella storia ufficiale scritta del mondo – "al piano superiore della casa che gli Apostoli abitavano [in Gerusalemme], dove si riunivano regolarmente per la preghiera. C’erano con loro anche le donne; e tra queste Maria, la madre di Gesù" [cfr. At 1, 13.14].


A mischiare le donne nelle faccende divine – osserva Giuliano Patelli nella sua gustosa ricostruzione della vita "minore" di Maria di Nazareth [cfr. "Una Madonna nuova", Ed. S. P. Self-Pubblished 1998, pp. 96ss] – a quei tempi si correva il rischio di far apparire lo straordinario evento dell’Ascensione del Signore al Cielo, avvenuto qualche giorno prima, una chiacchiera da comari.

Del resto, la lezione del Messia era appena cominciata e le donne erano ancora ignorate: così vicine a Dio, così lontane dagli uomini che invece da sempre le sogguardano con inquietudine o malizia, e che confondono non raramente la gioia di dare con loro la vita con i garbugli della seduzione e le temono. Si scambia la delicatezza delle donne, che è la tenerezza di Dio, con la fragilità, e quasi si disprezzano. Le si tiene in disparte.
Ma, intanto, quegli uomini erano impauriti e celati, con Maria e le altre donne, dietro una porta sbarrata. Anche Giovanni, parlando delle apparizioni del Risorto ai suoi, aveva scritto: "Le porte del luogo dove si trovavano erano chiuse per paura dei Giudei" [Gv 20, 19]. Nello stanzone disadorno chiamato Cenacolo, quella povera gente fallita che aveva seguito Gesù fin sul Calvario, se ne stava raccolta e spaurita con Maria, la madre. Perché la Madonna non poteva mancare nel momento della riscossa degli infimi. Nel passo citato degli "Atti" c’è un barlume di cronaca e molta scienza di religione. Quasi ignorata nei Vangeli, la Madonna viene qui nominata in fondo all’elenco dei rifugiati; Pietro è già al vertice gerarchico e gli altri seguono in ordine, buone ultime le donne e Maria. Costumava così, già allora. La casa era quella scelta da Gesù stesso per la cena della Pasqua [cfr. Lc 22, 8-13], probabilmente nel quartiere esseno di Gerusalemme, quindi in zona relativamente tranquilla, fuori dalla giurisdizione degli uomini del Tempio. Degli Esseni Giuseppe Flavio scrive sottolineando la loro disponibilità ad accogliere chi avesse bisogno di ospitalità, anche se proveniva da fuori: "Possono soccorrere senza riserve una persona degna che sia nella necessità, come pure dar da mangiare ai poveri" [Guerra Giudaica, 11, 8.6].
E, a proposito dei rapporti di collaborazione fra i primi Cristiani e gli Esseni, giova ricordare la riscoperta della "Porta degli Esseni" a Gerusalemme, ricordata proprio da Giuseppe Flavio [cfr. Guerra Giudaica, V. 4.2]. La porta si apriva sulla strada che dal loro Quartiere si dirigeva verso Qumran, distante una ventina di chilometri dalla Città Santa. Una piccola repubblica religiosa in seno all’Ebraismo. Ma fino a quando la Madre di Gesù sarebbe stata al sicuro in quelle caritatevoli mani? Poi qualcosa di straordinario accadde in quella casa cinquanta giorni dopo la Pasqua: "Quando venne il giorno della Pentecoste, mentre essi si trovavano tutti insieme [vuol dire anche Maria?] nello stesso luogo, venne all’improvviso dal cielo un rombo, come quando tira un forte vento e riempì la casa dove si trovavano. Allora videro qualcosa di simile a lingue di fuoco che si dividevano e si posavano sopra ciascuno di loro. Ed essi furono tutti riempiti di Spirito Santo e si misero a parlare in altre lingue, come lo Spirito concedeva loro di esprimersi" [At 2, 1-4]. E Maria? Si suppone fosse con loro, raccordando logicamente questo racconto lucano della Pentecoste con il passo precedente che ci dice della Madre di Gesù presente "regolarmente per la preghiera nello stesso luogo" [cfr. At 1, 14]. E così, con la prima Chiesa, salutiamo la Madonna del Cenacolo: "Io ti saluto, Presenza di Gesù, cuore che custodisci i ricordi, Vangelo di tutti i vangeli, dimora dello Spirito Santo, Madre della Chiesa, piede che ti inoltri nella storia sul cammino dei figli…"
Il mistero degli ultimi anni di vita della Madonna Di lei, comunque, si perdono le tracce. Perché? Forse perché meno si vestono le cose divine con panni umani, più facile sarà contemplare umilmente il profondo mistero dell’agire di Dio. E intanto ci si interroga, per il desiderio di sapere e lavorando di fantasia. Come quando ci chiediamo quanti anni poteva avere la Madonna all’epoca. Risposta non difficile, fondata su calcoli molto probabili: 48-50 anni. Ma più che l’età della Madre di Gesù, vorremmo conoscere quale fu la precarietà [e la fine] della sua vita, in mezzo alle tante prove e persecuzioni che colpirono i seguaci di suo Figlio, a cominciare proprio dagli Apostoli. In effetti, passeranno tre secoli e mezzo per sentire Sant’Epifanio, Vescovo di Salamina e di origine palestinese, chiedersi se per caso anche la Vergine Maria non sia stata uccisa, come i tanti Cristiani martiri dell’età apostolica. Nella sua famosa lettera ai Cristiani d’Arabia, questo perfetto conoscitore della tradizione palestinese è dubbioso sulla sorte toccata alla Madre di Gesù. Questa lettera, riportata nel "Panarion" [cfr. "Contra haereses", 78. 11. PG 42.716], afferma: "Se la Santa Vergine morì di morte naturale o fu sepolta, veramente onoranda è la sua dormizione, casta la sua fine, sua corona la verginità. Se invece fosse stata uccisa, come è scritto: "La tua anima sarà trapassata da una spada" [Lc 2, 35], la sua gloria sarebbe tra i martiri, e beato il suo corpo dal quale si levò la luce del mondo. Ma potrebbe anche essere rimasta in vita; Dio infatti può fare ciò che vuole. Tuttavia, nessuno ha mai conosciuto la sua fine". E siamo daccapo a interrogarci sul mistero della "scomparsa" di Maria dalla storia e dalla sorte della Chiesa, a parte la "tradizione di Efeso" [sulla quale sarà opportuno tornare sopra un’altra volta]. Di fronte al mistero di questi anni, rimaniamo peraltro un po’ sorpresi del fatto che l’evangelista Luca, che tanta parte ha riservato alla storia dell’infanzia di Gesù ed a sua Madre, non ci abbia lasciato scritto niente di lei negli "Atti degli Apostoli". Come ogni devoto, anche noi cerchiamo tuttavia di saperne qualcosa; e frughiamo nel mistero della storia… E ci consoliamo sapendo che la Chiesa Cattolica ha "scoperto" per tutti almeno la parte finale del mistero a noi nascosto. I resti mortali di Maria non si sono trovati, né mai si troveranno, perché "al termine del corso terreno della sua vita è stata assunta in corpo e anima alla gloria celeste", come recita la solenne formula dogmatica dell’Assunzione della Vergine al Cielo di Papa Pio XII. Almeno questa certezza di fede nessuno può togliercela.
Maria, "donna del piano superiore" E continueremo, in assenza di altri dati sicuri di riferimento, a fissare lo sguardo sull’ultimo ‘fotogramma’ registrato dalla Scrittura su Maria "donna del piano superiore", come l’ha chiamata con espressione plastica Tonino Bello, così presentandola: "Icona. Con questo termine, forse per il tratteggio nitido con cui vengono schizzate, oggi si usano chiamare anche quelle scene bibliche che racchiudono, con la forza rapida dei medaglioni celebrativi, un importante messaggio di Salvezza. Ebbene, di queste icone, il primo capitolo degli Atti ne registra una di straordinario splendore, quando dice che gli Apostoli, dopo l’Ascensione, in attesa dello Spirito Santo "salirono al piano superiore, dove abitavano" [At 1, 13]. E con loro c’era anche Maria, la Madre di Gesù. È l’ultima sequenza biblica in cui compare la Madonna. Ella si sottrae definitivamente alle luci della ribalta così. Dall’alto di questa postazione. Dal piano superiore. Quasi per indicarci i livelli spirituali su cui deve svolgersi l’esistenza di ogni Cristiano" [cfr. Maria, donna dei nostri giorni, Ed. San Paolo 1996, pag. 101]. E, più avanti, spiegando il senso delle "altezze spirituali" nelle quali sempre la Vergine Maria ha abitato, il Vescovo dei poveri e santo di Molfetta annota: "Ci sono due punti strategici, nella vita della Madonna, che ci danno la conferma di come fosse inquilina abituale di quel piano superiore che lo Spirito Santo l’aveva chiamata ad abitare: l’altura del Magnificat e l’altare del Golgota. Da quell’altare ella spinge lo sguardo fino agli estremi confini del tempo. E, cogliendo il distendersi della misericordia di Dio di generazione in generazione, ci offre la più organica lettura che si conosca della storia della Salvezza. Da quell’altare ella spinge lo sguardo fino agli estremi confini dello spazio. E, stringendo il mondo con un unico abbraccio, ci offre la più sicura garanzia che gli angoli sfiorati dai suoi occhi materni saranno raggiunti anche dallo Spirito, sgorgato dal fianco di Cristo [ed effuso sull’umanità nella Pentecoste della Chiesa]" [cfr. ibid., pag. 102]. A Maria, "Stella della Pentecoste" e garante di ogni compimento della storia della Salvezza, rivolgiamo - sempre con le parole del Vescovo Tonino Bello - la nostra preghiera pentecostale.

Simone Moreno

Da: Madre di Dio - maggio 2006

dello stesso autore - Storia dell’"Angelus" - La fine terrena di Maria