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L'Angelus
Dopo un lungo e accurato “viaggio” tra le varie festività e memorie dedicate alla Beata Vergine Maria – incastonate come gemme preziose lungo il corso dell’anno liturgico – ci avviamo verso la conclusione della sua trattazione soffermandoci su due argomenti: l’Angelus e le Litanie lauretane, due forme di preghiera mariana molto significative e care alla devozione popolare.
Il saluto dell’Angelo
“All’annuncio dell’Angelo a Maria approda tutta la storia della salvezza, anzi, in un certo modo, la storia stessa del mondo. Se infatti il disegno del Padre è di ricapitolare in Cristo tutte le cose, è l’intero universo che in qualche modo è raggiunto dal divino favore con cui il Padre si china su Maria per renderla madre del suo Figlio. A sua volta tutta l’umanità è racchiusa nel fiat con cui Ella prontamente risponde alla volontà di Dio”.
È quanto scrive Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae; a cui fu particolarmente cara questa preghiera sempre nuova eppure “antica”.
Pare infatti che fosse recitata fin dalla seconda metà del XII secolo dai frati francescani. Nel tempo questa pia usanza si estese un po’ dovunque, papa Giovanni XXII ne incoraggiò la recita e raccomandò di far suonare ogni giorno le campane perché la gente ricordasse di recitare tre Ave Maria in onore dell’Annunciazione, preghiera detta comunemente: Il saluto dell’Angelo.

Inizialmente si usava recitare l’Angelus solo alla sera, perché si riteneva che l’Arcangelo Ga-briele si fosse presentato alla Vergine di Nazareth verso il tramonto per annunziarle il mistero della sua divina maternità. La preghiera non aveva la forma attuale e consisteva nel rivolgere alcune volte alla Madonna la prima parte dell’Ave Maria. In seguito all’approvazione pontificia nel 1318, si diffuse in tutta la Chiesa e, ben presto, si pensò di invitare i fedeli a rivolgere il saluto alla Vergine anche al mattino. L’Angelus del mezzogiorno fu l’ultimo ad essere introdotto nella pratica dei fedeli, nel XV secolo, periodo in cui questa preghiera ebbe pieno riconoscimento nei testi liturgici, raggiunse la sua forma completa e fu recitata al mattino, a mezzogiorno e a sera, per affidare a Maria tutti i momenti della giornata: le gioie, i dolori, le speranze e le certezze della propria esistenza.
La struttura
La riflessione sull’Angelus è suggerita dai testi evangelici che lo compongono: dall’Annunciazione dell’Angelo Gabriele narrata da Luca al Prologo di Giovanni.
L’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria / Ed Ella concepì per opera dello Spirito Santo.
Si tratta di una scena dal significato trinitario: plasmata dalla grazia del Padre, Maria sarà ricoperta dall’ombra dello Spirito che farà di lei la madre del Figlio eterno fatto uomo.
E Maria “divenne la madre di Dio, la mediatrice, dopo Gesù Cristo, di ogni grazia e di ogni consolazione degli uomini. Tutto volle Dio che noi ricevessimo dalla Vergine Benedetta, che portò il Fiore Benedetto, Gesù Cristo, in cui e per cui vennero benedette tutte le genti”.
L’Annuncio dell’Angelo a Maria “segna la giornata più bella per l’umanità… la giornata più utile”.
Ecco la serva del Signore / Sia fatto di me secondo la Tua Parola.
La sua accettazione, il suo sì, diviene l’antitesi del no di Eva, del rifiuto della prima donna. Questo “sì” costituisce il punto di partenza della redenzione, come il “no” della prima donna era stato all’origine del decadimento umano.
Dichiarandosi serva del Signore, Maria afferma la sua libertà piena e incondizionata di fronte a tutte le strutture sociali, economiche, religiose, persino affettive che avrebbero potuto limitarla, ridurla, soffocarla. Maria fa l’esperienza della libertà quando si affida al Signore, quando si comprende come sua serva e pone in Lui il fondamento della sua dignità, del suo essere persona. D’ora in poi sarà il Signore a garantire la sua libertà, per consentirle di aderire alla sua proposta di collaborazione, per metterla in grado di esercitare in pienezza il compito per il quale è stata eletta prima di tutti i secoli.
E il Verbo si è fatto carne / E abitò tra noi.
“Si è fatto” non “divenne” perché non ci fu una trasformazione, ma rimanendo ciò che era, cominciò ad esistere nella nuova condizione debole e temporale. Questo passo del vangelo di Giovanni ci dice che Dio ci dona la sua vicinanza. Egli vuole farsi coinvolgere dalla storia dell’uomo, camminare con lui, condividerne la vita quotidiana, le cose piccole e grandi, i drammi e le gioie. Per questo, ci rivolge la sua Parola attraverso Gesù, suo Figlio fattosi uomo; attraverso questa Parola la luce rischiara la nostra vita.
Prega per noi Santa Madre di Dio / Perché siamo resi degni delle promesse di Cristo.
È il momento in cui ci rivolgiamo direttamente alla Madre di Dio, in cui le chiediamo di farsi nostra compagna nel cammino verso quell’incontro finale che, solo, darà senso alla nostra esistenza terrena.
L’orazione finale mostra la promessa di Cristo per la nostra vita; è memoria del dono della salvezza e contemporaneamente risposta alla nostra richiesta di felicità: siamo chiamati alla vita, alla risurrezione e alla relazione col Dio vivente!
Contenuto e significato
Per i contenuti che propone, la preghiera dell’Angelus è davvero impegnativa: ogni volta che la recitiamo ci sollecita a ripensare alla totale e immediata adesione di Maria al piano di Dio, alla valenza che tale adesione ha avuto per tutta l’umanità e… al valore della nostra adesione, delle nostre decisioni. Ogni nostra decisione, infatti, anche quella apparentemente più marginale, coinvolge sempre qualcun altro, si riflette su altri e su altri produce le sue conseguenze.
A noi, come a Maria, Dio ha dato la facoltà di scegliere: la possibilità di dire “no” è garanzia della nostra libertà, ma è anche la possibilità di allontanarci dal sentiero della vita, senza permettere al Signore di entrare veramente in noi e di aiutarci a compiere il cammino imprevedibile a cui Egli chiama.
Questa breve preghiera, dunque, ci riporta al senso della nostra vita e al compito preciso al quale Dio, in modo diverso, ha chiamato e continua a chiamare ciascuna di noi. Don Alberione invita noi Annunziatine a recitare la preghiera dell’Angelus con l’intenzione di riparare il peccato odierno di ateismo, che è di offesa anche alla Madre di Dio, e di chiedere il dono della conversione.
A Maria, “donna del sì”, rivolgiamo fiduciosi la nostra preghiera:


Santa Maria, donna senza retorica,
la cui sovrana grandezza è sospesa
al rapidissimo fremito di un “fiat”,
prega per noi peccatori,
perennemente esposti,
tra convalescenze e ricadute,
all’intossicazione di mille parole.
Fa’ che le nostre voci, ridotte all’essenziale,
partano sempre dai recinti del mistero
e rechino il profumo del silenzio.
Rendici come te, sacramento della trasparenza.
E aiutaci, finalmente,
perché nella brevità di un “sì” detto a Dio,
ci sia dolce naufragare:
come in un mare sterminato
Don Tonino Bello


T. B.